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2004
Tornei DBA da pubblicare
8 of 8
2003
Tornei DBA pubblicati
1 of 1

Ciao mondo!!

Finalmente. Dopo anni ed anni di rimandi a tempi migliori, una mattinata improduttiva si è trasformata lentamente nel nuovo sito della Legio Palatina. La strana natura di questo sito farà sì che la pubblicazione degli articoli avverrà a ritroso, andranno a costituire la memoria degli anni passati, mentre gli articoli che seguiranno questo sarà tutto quello che avverrà da inizio 2011 in poi. Un modo strano per leggerlo, ma chiamiamolo pure originale.

Milano 2004


Vexillum: Diego [22], Massimo [21]

Ultima di un campionato vissuto intensamente, alla ricerca di un punteggio decente, con l’entusiasmo di fare una cosa nuova, con la possibilità di farsi un po’ di turismo e di conoscere gente nuova.

Milano. Grande città. Ma pure abbastanza noiosa, priva di verde e di vero interesse. Se si scrive una guida turistica di questa città bisogna lavorare di fantasia, perché da vedere c’è ben poco. Di storico, non recente, non ha praticamente nulla, eccetto il castello ed il duomo. Carini, ma poca roba. I navigli, il ricordo di una Milano sull’acqua che potevano ricordare più i canali di Amsterdam che quelli ben più romantici di Venezia, sono quasi tutti interrati e trasformati in fogne. Ci sarebbe pure l’Ultima Cena, che a parte che è sbiadita, di pitture nelle chiese tante altre città ne hanno a tonnellate in più. Il centro storico lo avranno raso al suolo da tempo. Qui dell’estetica e della storia non gliene è fregato a nessuno.

Andiamo su e giù, camminando moltissimo e cercando negozi di modellismo e di fumetti. Anche il sabato sera sembra non abbia voglia di divertirsi nessuno in giro. Ci saranno divertimenti più privati, evidentemente meno pubblici. Non c’è l’abitudine di passeggiare, tranne un po’ di struscio al centro, isola in un mare di niente e di freddi palazzoni. Qui al massimo si fa l’aperitivo, deprecabile abitudine non culinaria all’insegna degli antipasti comprati un tanto al chilo, arrivata purtroppo anche nelle nostre lande. I milanesi, che si ritrovano a vivere in una città così importante ma così visivamente inutile, se la tirano tanto. Sarà che l’invidia è una brutta cosa, ed invece di stare zitti si sono messi a starnazzare inventandosi un’altra realtà. Dicono pure che lavorano tanto e che nessuno lavora come loro. Altra cazzata. Sull’efficienza milanese non so dire, comunque non ci sarà paragone con quella aldilà delle Alpi. Forse sarà un retaggio della dominazione austriaca, anche se poi buona parte dell’attuale popolazione sarà sicuramente d’origine meridionale. Tanto per esagerare, forse la cosa più bella di Milano è il treno per Roma. Perché tanto livore da parte mia? E’ perché a forza di romperci i cojoni con questa storia di “Roma ladrona”, del “Milano capitale morale d’Italia”, del “Milan lè un gran Milan”, del “sotto il Po sono tutti terroni”, del “siamo tutti celto/padani e non italiani”, alla fine affanculo qualcuno ce li manda!

Ovviamente parlo di Milano come fattore estetico in senso generale, poi le cose sono molto più elaborate di un giudizio così affettato. E neanche Roma è esente da critiche. Tanto per dirne una, è zozzissima.

Nota di civiltà è comunque la presenza di tanti tram. Largo al mezzo pubblico! Non ero abituato a così tante linee. Noi purtroppo a Roma abbiamo smobilitato tante linee vari decenni fa, in omaggio ai fabbricanti di autobus e agli spacciatori di benzina.

Diego come al solito ha il suo libricino dei ristoranti, e mi precipita in pizzerie ai confini del mondo. Con sgomento si scopre che nella patria dell’aperitivo è sconosciuto l’antipasto da pizzeria. Concepire un supplì è cosa troppo avventata. La pizza da sola, di dimensione non magnanima, non sfama.

Il torneo si svolgeva in un negozio di soldatini (quasi tutti GW mi pare) e carte da gioco (praticamente Magic) dalle dimensioni eccezionali, con tanto di salone per organizzare partite e tornei.

Pochi ricordi, solo che c’era una vetrinetta con tanti eserciti cinesi di DBA. E che chi vinse il campionato esultò con poco aplomb. Noi fummo medi, almeno.

Nella foto sottostante si nota il mio corredo di misurazione DBA e la scatoletta portaminiature, biscottiera di metallo souvenir di Londra, comprata con la scusa di riportare qualcosa alla famiglia a casa (ma i biscotti burrosissimi me li dovetti mangiare quasi tutti io), mentre l’intenzione vera era appunto altra.

Campionato concluso. Aspettavamo il prossimo.

Roma 2004


Vexillum: Massimo [26], Diego [23], Narciso [13]

Con la morte di Dionigi si era in dubbio su cosa fare, se continuare il campionato o fermarsi. Non volevamo scipparlo. Poi il primo torneo era il mio e mi sentivo abbastanza responsabile sull’andamento delle cose future. Si costituì una direzione operativa, una sorta di autogoverno collettivo. Dura ancora oggi.

L’ARSM, che all’epoca contava più contatti nel mondo dei club di giocatori di soldatini, organizzò il primo torneo DBA a Roma. Compito svolto egregiamente. Organizzò pure il secondo, dato che nominalmente eravamo sotto la tutela ARSM, che cercavamo di frequentare, anche se la cosa che ci premeva era il DBA, tanto da mantenere l’indipendenza del nostro gruppo di amici ed anche del nome che ci eravamo scelti, ormai veterano di tante gloriose battaglie.

Io presi l’iniziativa, ma anche gli altri misero del loro. Insomma, me ne presi la parte più cospicua, anche perché la cosa mi appassionava molto. Volevo fosse perfetto, ci pensavo da mesi prima. Incominciai anche a costruire un sito web per l’avvenimento, ed all’epoca non ero ancora molto scafato con l’html, quindi mi assorbì almeno un mesetto.

Per il tema praticamente imposi la romanità, guarda che strano. Il nome era pure quanto di più classico si poteva fare.

Non ricordo perché si scelse di fare il torneo nell’ambito di una mostra di militaria. Evidentemente si voleva unire al torneo tutto un contesto che poteva attrarre i giocatori. Contattai l’organizzazione e feci anche un sopralluogo. Il prezzo era più basso dell’anno prima, però erano sempre 600 euro (o meglio 300+300) per una stanza defilata sopraelevata, altrimenti invendibile. Pure un po’ strettina dato che più di tanti non potevamo entrare. Ed infatti dovemmo lasciare fuori parecchia gente di Roma, che comunque mai più si fece vedere, quindi presumibilmente anche poco interessata. All’epoca il DBA attirava moltissimo, evidentemente c’era un vuoto per quelli che erano i giochi di soldatini da torneo.

La sala fu affittata per due giorni, la durata della manifestazione, il sabato per giochi vari proposti dall’ARSM, la domenica per il torneo vero e proprio. In più avevamo un banchetto esterno nella sala grande al pianoterra che adibimmo a banchetto di libreria militare, gestito da me e da una mia amica disoccupata per conto di una libreria non militare di soci del club.

La prima giornata fu un po’ desolante dal punto di vista giocatorio, dato che i soci non sfruttarono bene la cosa e comunque i visitatori non erano molto interessati alla proposta. Non era quello il modo per attirare possibili passanti incuriositi, ma si doveva attivare qualcosa di più partecipativo e semplice, dare dei dadi in mano alla gente e farli giocare. Ma l’apertura al mondo esterno non è stata mai prerogativa dell’ARSM e queste cose impongono un’opera di missionariato non semplice ed immediata.

La seconda giornata andò meglio. Gente arrivò da pure da Pordenone con un viaggio in macchina no-stop. Si giocò e i premi furono consegnati. Stavolta prendemmo noi i tempi delle partite. Come terreni di gioco andammo, io e Diego, nella cantina del Cossiga a prendere dei bei quadratoni ricavati da pannelli isolanti, soluzione economica e leggera, ma il fatto di essere praticamente di cartongesso non fu ideale per solidità.

Per la prima volta poteva andare, a parte alcune incomprensioni con quelli della militaria, la giornata del sabato che colpevolmente sfruttai poco, giocatori che non erano stati potuti far giocare. Come premi continuavamo a non prendere nulla, ma l’entusiasmo era tanto. E ben bastava.

Dionigi

Non conosco molto gli altri circuiti di tornei ma ne ho avuto sempre timore. La gente che gioca a soldatini può essere bambinesca a volte. Il campionato DBA mi è invece sembrato molto equilibrato, segno che l’impostazione datagli fu buona.

Il campionato DBA è stato, a mia memoria, un’idea di Dionigi. Evidentemente un altro malato come noi.

Pare che Dionigi nella vita normale facesse qualcosa come il medico (psicologo?) per bambini in un ospedale pavese, anche se la sua famiglia non era originaria di là. Dionigi si faceva tutti i tornei. Il campionato iniziò non ufficialmente nel 2002 per stabilizzarsi nel 2003. Ad ogni torneo veniva Dionigi, con il suo cronometro a forma di coccinella, a tirare le fila del tutto ed a segnare i punteggi. Poi il giorno dopo sul suo sito si trovavano punteggi e foto dei premiati. Avesse continuato a seguire il campionato se ne sarebbe fatta di strada. Invece smise, questo giorno qua. Si pensò di dedicargli il campionato italiano e tale nome rimane ancora oggi.

Lodi Vecchio 2004


Vexillum: Diego [17]

Di questo torneo ricordo poco, anche perché non ci sono andato. Presente Diego, in quanto giunto tramite i buoni uffici di amici aglianesi. Visti i risultati, meglio che se ne rimaneva a casa. Però all’epoca si era scarsini, anche se ci si impegnava molto. Peccato.

Pavia 2004


Vexillum: Massimo [13], Diego [12]

Il turismo continua! Anche per motivi geografici Pavia è abbastanza ostica da affrontare da Roma. Non ce la sentiamo di fare il viaggio in automobile e quindi si sceglie il treno ed un soggiorno lungo in modo da fare turismo a Pavia e a Parma.
Bisogna arrivare prima a Milano e da lì arrivare con un altro treno a Pavia. Già il primo treno ritarda di circa un’ora, con l’ultima ora passata in balia di una conversazione in napoletano stretto tra due tracotanti signore. Quindi cambio di biglietto, con relativa fila allo sportello. Anche il treno successivo ritarda, quindi si sceglie di andare di corsa al castello di Pavia, altrimenti non più visitabile. Dopo aver scartato per motivi di logistica pure la famosa certosa, il castello, protagonista della famosa battaglia, non si poteva perdere!

In realtà il castello era abbastanza perdibile. Sede di un museo, evidentemente dai tempi della battaglia aveva subito vari rimaneggiamenti. Di bellico non aveva molto, tanto da mancargli praticamente pure una fiancata. Dei giardini della battaglia e di qualsiasi cosa che la richiamasse, neanche la fantasia poteva supplire a ricreare il feeling.

Il museo naturalmente non aveva un pezzo riconducibile a quei tempi ed era piuttosto eterogeneo, riempito alla rinfusa, come dei gessi delle decorazioni della locale chiesa/basilica/cattedrale e soprattutto con materiali sulla famiglia Cairoli.

Sui Cairoli i pavesi ci hanno speculato alla grande. Saranno pure stati dei gran patrioti italiani che diedero la vita alla causa, ma qui si sconfina nella propaganda più bieca e manifesta. Se all’epoca era almeno contingente, ora è stranamente accettata acriticamente. Tutto è impostato sul martirio e sulla santificazione dei tipi, in un modo veramente urticante. Grande sfoggio di quadri col momento della morte o di ferimenti. La mamma Cairoli poi, assunta al ruolo della Madonna della Pietà di Michelangelo, viene ritratta perennemente afflitta, con indosso magari dei camei dei parenti morti. Il ritratto da bimba della medesima, già con l’aria mesta per il sentore del futuro sacrificio, è paradossalmente assurdo. Completa il quadro la ricostruzione della sala da pranzo dei Cairoli. Che palle, che schifo!

Usciamo dal museo maledicendo la signora così ridicolizzata e menagrama. O meglio, avremmo voluto uscire, dato che ci chiudono dentro, in anticipo di mezz’ora sull’orario di chiusura. Stavo per chiamare la polizia a liberarci, e magari a sporgere denuncia per il fatto, quando ci vengono a liberare, accusandoci di esserci nascosti! Mallimortaccivostra.

Giriamo Pavia in lungo e largo. Cerco una chiesa d’età longobarda (Madonna delle Pale, mi sembra) con relativo cimitero particolarissimo, ma rimane solo una indicazione topografica del tutto. Peccato, mi ero illuso d’altro.

Classica città di provincia, che a noi romani risulta ben stretta. I giovani dello struscio del sabato sera sembrano uscire dagli anni ’80. La moda locale questo esigeva. Bellino il ponte coperto sul Ticino.

L’albergo in cui siamo sembra stavolta abbastanza chic, però il bagno è di plastica e gomma, attaccato come un costrutto alieno ad un angolo della stanza.

Pasto d’obbligo la pizza in una pizzeria all’estrema periferia della città, che raggiungiamo a marce forzate da ogni punto in cui siamo. Altri non camminatori non avrebbero mai concepito la cosa. Ha pure vinto qualche premio e offre un gradevole cocktail. Diego rimane turbato dalla proprietaria. Il mio compagno di viaggio possiede un libretto riservato compilato da installatori Telecom che in trasferta testano da buon gourmet la ristorazione locale. Non casuale che tali posti risultino nei pressi di antenne Telecom. Quindi andiamo sempre a botta sicura, come a Venezia, dove mangiammo alla grande in un buco centralissimo ed economicissimo.

Torneo nello specifico svolto in un centro salesiano. Ricordo solo il pranzo sociale. Forse il parroco ha pure mangiato con noi, o forse no. Risultati pessimi. Premio di consolazione per quelli arrivati da più lontano. Arriviamo fino a quassù e facciamo così schifo. Io propongo un tuffo nel Ticino, per annullare la nostra infamia con un gesto caiorolico. Ci avrebbero ripescato alle foci del Po, oppure magari nell’imminente estate lungo la riviera romagnola. Per fortuna non se ne fa nulla, pensando di rifarci prima o poi.

Giorno di rientro, altri treni, rigorosamente in ritardo. Arriviamo a Parma due ore e mezza dopo quello che ci avevano assicurato le Ferrovie Italiane. Si mangia al volo una fetida piadina al prosciutto cotto e formaggio e si intravede il battistero, prima che l’ulteriore ed incombente treno ci riportasse a casa.

Pordenone 2004


Vexillum: Massimo [21], Diego [16]

Arruolati nel campionato DBA e girerai il mondo!

Era da anni che desideravo andare a vedere Venezia ma sembrava che ci fossero andati tutti, che fosse troppo lontana o che fosse per qualche altro motivo. Quindi nisba. Ma grazie al torneo di Pordenone si poteva fare il colpaccio, visto che Venezia era a portata di mano, solo 1 ora di treno più a sud.

Si parte la mattina, si arriva nel pomeriggio e dritti all’attrazione più tipica di Venezia: il museo giapponese! Ehm, la città offre altro, però quando uno sa che ci sono le armature giapponesi ad un tiro di schioppo veneziano non può esimersi. E’ la collezione di un nobile di qualche tempo fa che si andò a fare un giro turistico nipponico e che invece dei soliti souvenir si riempì un cargo di roba e se lo portò su di un’isoletta veneziana. Fatto il nostro dovere si fanno ulteriori giri, scoprendo che Venezia non è piatta in quanto sul mare: ci sono innumerevoli ponti, quindi un mare di scale da salire e scendere, e due ginocchia così.

Questo accadeva il sabato, si tornò poi il lunedì. La chiesa di San Marco è chiusa però non lo era il palazzo accanto con tanto di carceri. Diego ha una guida prodigiosa che ci fa capire cosa fossero le tante sale governative che ci si presentavano. Ci facciamo un giro bello grosso, si vanno anche a vedere i leoni con le incisioni runiche all’arsenale e le statue dei tetrarchi, tutti souvenir veneziani della IV crociata. Miracolosamente becchiamo gli unici due giorni di sole in un periodo piovigginoso assai. Quindi non troppi turisti e dato che è maggio i canali non puzzano come si narra. Bella città Venezia, meritava davvero, peccato sia un po’ umida.

Sabato sera si andò verso Pordenone. Neve lungo la strada, ma non c’era da preoccuparsi, tanto domenica pioveva come mai. Blason ci dice che Pordenone in quanto a statistiche pare sia il pisciatoio di Italia. Ce ne rendiamo ampiamente conto. La sera appena il tempo per depositare i bagagli in albergo e giù cena sociale!

Il torneo si svolgeva nella locale fiera. I soliti capannoni costruiti per improbabili fiere e che invece durante l’anno rimangono semi vuoti. Questa era la convention di giochi e di fumetti dell’anno. L’ambiente enorme e comunque la location di Pordenone ai confini dell’Italia, non facevano sembrare affollata la cosa. Come DBA siamo relegati ad un angoletto, ma tanto ci basta.
L’unica cosa che riusciamo a raccattare in giornata è il premio per il club venuto da più lontano. Mia discreta figura per aver ritrovato un regolamento bello fresco di stampa con tanto di chiedere eticamente in giro di chi fosse. A fine giornata mi rendevo conto che ero io l’idiota che l’aveva lasciato incustodito. Apposi allora il mio nome sul retro copertina per non ripetere tale deprecabile scena.

La sera di domenica, dopo un’ottima cena, ci concedemmo anche un giro per Pordenone in pausa tra un temporale e l’altro. Strade deserte, qualche vineria di tendenza con avventori, la gelida piazza con l’edificio del ventennio (di Terragni?) che non fotografiamo, un negozio di intimo con un reggiseno gigante in vetrina, che invece riportiamo per le generazioni future nella seguente fotografia.

Castelvetro 2004


Vexillum: Diego [44], Luca [24], Massimo [17], Narciso [16]

Ormai il torneo DBA diventa la cosa a cui si tiene di più. Si gioca e si rigioca, allenandosi nel fare di meglio. Ricordo pomeriggi a farci anche 5 partite di fila. Passione insana.

Il viaggio è lungo lungo. Si prenota un albergo a Cremona, quello più economico, un albergo cinese. Io e Diego siamo nella stanza più sgarrupata, con piastrellato dismesso, televisore senza antenna e cesso nel corridoio, mentre Luca il russatore con Narciso per 5 euro in più hanno le piastrelle sane, il televisore con l’antenna e il cesso in camera. Per la mattina l’albergo ci ha offerto colazione a base di cornetti avvolti singolarmente in ermetiche confezioni di plastica, dall’inconfondibile sapore di plastica. I cornetti, l’involucro non l’abbiamo assaggiato.

Nella foto mi si vede alla pugna con accanto Luca. Anche a Narciso la cosa andò mediamente. I posti disponibili nella biblioteca erano addirittura terminati. Due stanze disponibili. Alla terza partita fui mandato a giocare alla stanza della classifica bassa. Dei giocatori di un club nordico, che non rividi mai più, giocavano passandosi alcolici e di conseguenza erano alquanto alticci. Diego invece sembrava molto concentrato e non ci proferì parola.

Quell’infamone di Diego taceva per scaramanzia. A forza di botte di culo clamorose (vabeh, avrà anche giocato bene, dai) aveva fatto un partitone: 44 punti! La premiazione fu qualcosa di indecoroso con un emulo di Zoff dei mondiali di calcio del 1982 ad innalzare il suo trofeo. Cose che mai avremmo voluto vedere.

Finalmente la Legio Palatina aveva un risultato. Tante ore ed umiliazioni erano valse a qualcosa. Diego ormai si reputava un semidio. Luca però aveva appena incominciato a prendere le misure della faccenda e si sarebbe rifatto con gli interessi in seguito.

DBM IWF World Championship 2004

Ancora un avvenimento mondiale nella nostra città! Addirittura dell’International World Federation con il suo giocone torneistico del momento. E noi come al solito ci passiamo tanto per dovere. Stolti! Sarà stato pure che il DBM ci pareva veramente al di sopra delle nostre possibilità, fosse solo per il numero elevato di soldatini da pitturare. Al massimo ci facciamo un giro tanto per buttare un’occhiata, arrivandoci pure a fatica a causa della maratona che ci taglia la strada. Il posto innegabilmente aveva fascino, essendo il complesso del San Michele, ex monumentale carcere minorile immortalato pure da Vittorio De Sica. Peccato che non si giochi nelle cellette, sarebbe stato ben coreografico. Distesa di tavoli, gente che ha mosso per due giorni manicciate di basette, pochi stand, tanti stranieri. Peccato non capire nulla di quello che stava succedendo sui campi di gioco. E non capendo si apprezza poco e andiamo via.

Massa 2004


Vexillum: Luca [23], Diego [21], Massimo [19]

Finalmente ci fu svelato il mistero di Massa-Carrara, la fonte del marmo: Massa e Carrara sono due città lontane uno sputo, tanto che le scrivono col trattino, anche se sono due abitati ben distinti e hanno pure due uscite di autostrada. Sulla destra nella foto, oltre la penisola c’è La Spezia e la Liguria.

Il torneo è ospitato in un castello che sovrasta la città di Massa (ma evidentemente anche Carrara). Posto molto suggestivo con un bel panorama invernale intorno. E pure molto freddo. Anche troppo freddo se questo freddo me lo ricordo dopo 7 anni.

La sera prima pioveva abbastanza. Si andò a cercare del lardo di colonnata da riportare a parenti ed amici, ma per risparmiare si andò in supermercato. Ancora ricordo sgomento il tempo in cui rimanemmo sotto il cornicione fuori dal supermercato per ripararci dalla pioggia. Diego, che all’epoca era cotto di una, si intrattenne al cellulare per una conversazione di un’ora, Luca si adoperò sempre al cellulare con la sua ragazza, mentre io per imitazione cercai di chiamare qualcuno ma tipo non trovai nessuno. E rimasi a guardare l’acqua che cadeva.
Massa è veramente una pizza. Sarà stato febbraio, sarà stata la pioggia, ma in giro non c’era nessuno, ed era pure Sabato sera. Un’insegna faceva intendere la vivacità locale. C’era scritto “aperto ANCHE dopo cena”. Anche? Cazzo di ora vi andate a dormire qui? Fatichiamo per trovare un posto dove mangiare.
Data la lontananza da Roma si decise di rimanere a dormire in loco. Albergo di gran lusso, verso il litorale, la famosa Versilia che dicono essere meta di gran signori. Patrocina la parentela di un giocatore locale, altrimenti col cavolo che saremmo andati qua. C’è pure la piscina, ma la stagione non consente dubbi di sorta.
Diego, unito alla Legio Palatina da poco tempo, per questioni di riservatezza si prese una singola. Bene fece, dato che il suo sonno turbabile da ogni qualsivoglia rumore si sarebbe infranto difronte al concerto notturno di fiati dell’implacabile Luca.
La mattina assistiamo allibiti ad un buffet per la colazione di livelli mai più rivisti, con tutta roba fresca, che presumiamo sarà gettata via, dato che in albergo siamo veramente pochi. Oltre a noi vediamo il boss della Camelot con famiglia. Forse ci sarà qualche coppietta di amanti danarosi, dato che venire qui è da pazzi. Luca dimostra comunque di essere un gran signore, mangiando un cornetto con coltello e forchetta, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Per questo suo moto di estrema nobiltà assunse immediatamente il soprannome di “Duca Conte”.
Ci allontaniamo dall’albergo con dei cestini da pesca pieni di soldatini, causando il pensiero che più che un torneo di soldatini ne facessimo uno di pesca. Ma senza canne.

Le partite andarono come andarono. Ancora eravamo giocatori acerbi. E poi Patroni mi perseguitava battendomi sempre sonoramente, come stavolta, con tanto di figlia appena maggiorenne che invocava la mia sconfitta.

Sulla via del ritorno mi accorsi che a Massa c’è una chiesa disegnata dallo stesso architetto che ha progettato la basilica vicino casa mia. Praticamente è una variante di quello che ho sotto casa, anche se con una cupola a cono orrenda. E’ scioccante trovare un angolo di casa qualcosa di casalingo, come un tipo che mi ha raccontato che andando a Cuba ha trovato un bus romano con tanto di indicazione “torbellamonaca” (nel caso si tratta dei bus che noi svendiamo all’estero quando hanno fatto un tot di km, che però non era stato neanche rilocalizzato!).

Pasto serale in autogrill, una tradizione che si inizierà e che sarà sempre la gradita chiusura di una giornata di giochi. Si intravede sui nostri baveri (o almeno dove dovrebbero esserci dei baveri se indossassimo delle giacche) la bella spilletta associativa, lo scudo della Legio Palatina, fattaci da Narciso.

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